TiD22 FESTIVAL/PERMANENZA

Dopo due anni silenti Ticino in Danza rinnova il suo format per guardare al futuro con slancio. 

Dal 2013, per sette edizioni, il Festival ha avuto una forma più o meno classica di diffusione.

Oggi Ticino in Danza cerca scambio, condivisione, cooperatività, sostenibilità; il focus è verso

il processo artistico piuttosto che verso il prodotto, e si pone al centro un coinvolgimento sul piano umano, tra artistə e con il pubblico, che fiorisca attraverso la condivisione di esperienze, ingaggio, responsabilità.

L’iter di rinnovamento che Ticino in danza vuole attuare è focalizzato sull'artista come

individuo, il suo processo creativo, la sua visione verso il futuro e il suo ruolo nella società e intende fare di tali elementi la ricchezza che viene messa in circolo durante la manifestazione.

Attraverso un periodo di permanenza di una settimana in luoghi urbani le/gli artistə condividono le proprie pratiche, si conoscono e

costruiscono un legame duraturo con il pubblico. Le/gli artistə prendono possesso dell’evento per vivere un processo e non per portarvi un prodotto.

La compresenza delle/degli artistə diventa il motore di questo nuovo formato, la condivisione di pratiche, processi, risorse, referenze ne è il carburante.

Il tempo e gli spazi toccati dal festival diventano parte integrante del nuovo formato, viene utilizzato il termine

permanenza, piuttosto di residenza, per indicare una gestione di insieme che si basi sulla durata e per distanziarsi da un termine a cui viene associata una forma già consolidata.

Con questa struttura TiD intende penetrare ancora più in profondità nel tessuto sociale:

rimanendo più a lungo l'artista diventa cittadinə dei luoghi, ha tempo di viverli, osservarli e capirli per innestarvi le sue performance, ha incontri più frequenti e di vario genere con il pubblico sull’arco del tempo di permanenza.

Si vuole promuovere un approccio di cura e responsabilità al luogo urbano e al paesaggio, e si dichiara il ruolo centrale dell’individuo, sia esso artista o spettatore, rispetto alla caratterizzazione del luogo stesso come punto di incontro.

In questo senso il nuovo format parla di paesaggio sociale e paesaggio artistico come forme altre di uno stesso territorio che si trasforma grazie alla presenza responsabile dell’umano. Tali forme scaturiscono dall’unione di persone che mostrano un interesse comune e si prendono cura di uno stesso bene e di una stessa esperienza, nella coesistenza armonica di pensieri e azioni atti a costruire un unico scenario, ricco e diversificato.